“La cena di ieri” osserva la vita quotidiana dall’esterno, trasformando un gesto domestico e ordinario in una scena quasi teatrale.
La donna affacciata al balcone sembra sospesa tra intimità privata e paesaggio urbano, mentre il grande tessuto floreale anni ’70 diventa una presenza scenica inattesa, fragile e monumentale allo stesso tempo.
L’architettura geometrica e ripetitiva del palazzo contrasta con il movimento morbido della stoffa, creando un equilibrio tra rigidità urbana e memoria domestica.
L’immagine porta dentro la città qualcosa di profondamente umano: le tracce delle case vissute, dei pranzi finiti, delle tovaglie stese al vento, delle piccole abitudini invisibili che resistono al tempo.
Nella serie Folle città gli edifici diventano quinte cinematografiche e i gesti più semplici assumono un carattere surreale, poetico e malinconicamente familiare.












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